13/10/2006
“O compramos los medicamientos o comimos.”
In un ospedale pubblico boliviano può capitare di sentire pronunciare
queste parole. E la tua faccia incredula di gringhito si stampa contro i
volti disperati delle persone, dignitose al punto da nemmeno pensare che
potrebbero chiederti il denaro. L'ospedale è stato costruito con i fondi
della cooperazione del regno d'Olanda, Unione Europea; ovunque si
leggono i diritti dei malati, le procedure di reclamo, di denuncia. Ma,
curiosamente, manca il giuramento d'Ippocrate, quel documento,
probabilmente troppo vecchio perché Cristobal Colon lo portasse con se
nel nuovo mondo. Sul giuramento d'Ippocrate, medico greco, si legge che
il medico deve poter curare ogni paziente.
L'antefatto è un incidente motociclistico occorso ad uno dei tecnici che
lavorano al progetto Acqua. Fortunatamente Fernando se l'è cavata con
qualche contusione e qualche graffio. Peggio è andata a Anacleto,
l'operaio del comune che viaggiava sul sedile posteriore portando una
scala. Si è fratturato il radio, ed è necessaria un'operazione. Cara, e
le carte dell'assicurazione del mini che ha causato l'incidente non
arrivano. Senza di esse non si può quasi nemmeno parlare con i dottori.
E si tratta dell'ospedale meglio attrezzato di El Alto, per di più
pubblico. Le targhe del governo olandese si alternano a quelle della
città Boliviana.
Ore di attesa, mentre i rappresentanti delle ditte di protesi,
medicamenti e materiale sanitario ti si avvicinano per proporti i
prodotti del loro catalogo. Dal vestito li potresti scambiare per
becchini o per mafiosi, e invece sono li a salvare le persone, perchè
l'ospedale non fornisce nulla più del necessario. Salvare. Se si
possiede il denaro sufficiente, o se arrivano le carte
dell'assicurazione. In un primo momento pensavo fosse sciacallaggio,
invece si tratta di una funzione sociale in un paese dove arrivare da
soli all'ospedale può significare che nessuno si prenderà cura di te. Ve
l'immaginate il congiunto, l'amico, proveniente da un pueblo lontano
dalla città, sperduto per il solo fatto di essere in mezzo a tanta gente
e a tanta confusione, andare a cercare un negozio di sanitari? Almeno li
i dottori possono dirti se stai 'comprando' il ricambio giusto. La
figlia di Anacleto ieri era imbambolata dal dolore e dallo spaesamento.
Alla domanda se avesse del denaro e un posto dove passare la notte ha
risposto mettendosi a piangere e chiudendosi nel silenzio. Sembrava una
bambina, e probabilmente lo è, anche se l'aria e il sole dell'altopiano
seccano la pelle trasformandola in pergamena e fanno sembrare che abbia
passato i venti anni.
Ma è l'ospedale che intimorisce. “O compramos los medicamientos o
comimos.” poco più grande di un dispensario dei ricordi della mia
infanzia, eppure attrezzato con la Tac. Moderno ma antico, con le
piastrelle bianche alle pareti e il colore verdino che ti avvolge. Ivan
sta seguendo il caso con serenità, nonostante le difficoltà che si
aggiungono minuto dopo minuto. Alcune porte si aprono perchè sei gringo,
e perchè prometti che se i soldi dell'assicurazione non arriveranno in
qualche modo salteranno fuori. 600 bolivianos. Più o meno 60 euro. La
differenza tra un'operazione che ti rimetterà in sesto, permettendoti di
lavorare, e una vita da storpio. Ieri la giornata si è chiusa in una
clinica di La Paz, dove Fernando – dotato di un'assicurazione privata –
ha potuto effettuare esami più accurati. A pagamento. E dove la garza
per rifare la medicazione ai punti sul braccio bisogna comprarla alla
farmacia posta strategicamente a dieci metri dalla porta della clinica.
E dove, prima di tutto, bisogna mostrare la plata, o la carta
dell'assicurazione. America Latina cortile di casa degli EE.UU. Che sta
per Estados Unitos, e non Unione Europea. Esiste ancora questa
differenza culturale di cui tanto si parla? Sembra di si, almeno nella
sanità pubblica. Almeno fino alla prossima finanziaria.
Stamattina Ivan è tornato a El Alto, per capire se era possibile operare
oggi Ancleto. Non c'entra nulla, ma sul computer suona “Il Gorilla”
cantato da De Andrè, e il pensiero va subito alla canzone “Il Medico”,
sempre del cantautore genovese. Malati di povertà. “O compramos los
medicamientos o comimos.”
Per tutta la mattina Ivan ha combattuto con il sistema. Stasera tornerà
stremato. Anzi, in realtà lo sto aspettando a Sartawi per una riunione.
Anna mi ha raccontato che non facevano entrare la moglie di Anacleto in
ospedale. Il motivo? Era con la figlia. Di quattro mesi. E i bambini non
possono entrare in ospedale, ovvio! Aggiungiamo pure che a Calamarca
qualcuno le ha detto che suo marito era morto, e ci troviamo in un film.
Che non è verosimile, ma vero.
01/11/2006
Com'è andata a finire?
“Ahí estaban las historias de Paco Taibo, de Jurgen Aberts, de Daniel
Chavarría, que solía leer entre cagada y cagada con el innegable placer
de las pequeñas desquites, porque en ellas los individuos que sentía de
mi bando perdían indefectiblemente, pero sabían muy bien por qué
perdían, como si estuvieran empeñados en formular la estética de la más
contemporánea de las artes: la de saber perder.”
L.Sepulveda, Nombre de torero
Com'è andata a finire? Sono passati troppi giorni per raccontarvelo
bene. Comunque, Anacleto è stato operato. Lunedì notte. Ora è a casa e
sta bene, anche se non può lavorare. L'assicurazione copre le spese, ma
i parenti non avevano i soldi per anticiparle, e hanno chiesto a Ivan
migliaia di volte denaro.
E il transito (la stradale boliviana) ha minacciato la galera. Solo per
avere 50 boliviani di tangente (5 euro). E 20 boliviani del sindacato
dei trasportatori sono serviti a modificare un documento...
troppe cose...
Hasta luego, compañeros!
Alla prossima!
mercoledì, novembre 01, 2006
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