le trovate all'ormai solito indirizzo!
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a presto!
giovedì, agosto 09, 2007
giornate no!
Eh si, ci sono dei giorni nei quali, fin dal primo istante in cui apri gli occhi, ben prima di appoggiare a terra il piede giusto o quello sbagliato, ti accorgi che non sarà un gran giorno.
Molte volte fai finta di nulla, e ti va bene. Altre volte fai finta di nulla e ti va male.
Ma veniamo ai fatti.
Stamattina mi sveglio al solito prima del trillo della sveglia, saranno state le sei e mezza. Dopo una necessaria sosta in bagno (lette 6 pagine di un libro del cileno Jodorowski), controllo le mail, e mi preparo ad una lunga ed intensa giornata: in moto fino a Calamarca per preparare i prossimi corsi e la fiera ambientale, comprare il biglietto per il pullman fino a Cochabamba, alle tre riunione a El Alto per un progetto che stiamo sviluppando, alle cinque riunione a La Paz sui corsi fatti e da fare, nel mezzo scendere a Mallassa per comprare il regalo di matrimonio per Silvia (una friulana che si sposa sabato con un ragazzo di Cochabamba). Insomma, una giornata piena, pure troppo.
A colazione i presagi continuano: non c'è proprio verso di staccarsi dalla sedia e di montare in moto. Vabbe, mi decido e parto. Arrivo al primo bancomat per prelevare un po' di soldini,ma questo decide di non funzionare e non mi sputa fuori i bigliettoni boliviani. (Primo segnale che avrebbe dovuto farmi riconsiderare il programma).
Nel traffico mattutino di La Paz mi districo fino al secondo bancomat sul mio cammino: ovviamente in preda ad un'amnesia sbaglio tre volte di digitare il PIN. Il cajero automatico mi trattiene ovviamente il pezzo di plastica. Rimango con troppi pochi soldi per il biglietto. Invece di assecondare il secondo segnale chiaro di sfiga e ritornare a casa, testardo come una testuggine, proseguo: imbocco l'autopista e mi dirigo verso il nodo cruciale del traffico di La Paz, la ceja, il sopracciglio di El Alto, dove si concentrano a qualunque ora del giorno i veri padroni di questa città bicefala e bicorporea: i famigerati minibus del mio primo e lontano racconto. Passare in moto di li significa mettere a repentaglio ginocchia, caviglie e quant'altro, mentre i mezzi pubblici inventano traiettorie utili a guadagnare ben mezzo metro in un imbottigliamento cosmico.
La supero, soddisfatto: sono integro, fisicamente e mentalmente. Mentre imbocco la strada che esce da El Alto, sgombra di traffico, la mente come spesso succede inizia a cavalcare su percorsi sui. Ma ormai sono sicuro di aver passato il pezzo peggiore. E i presagi di sfiga sembrano lontani. L'aria pura e rarefatta dell'altipiano entra nei polmoni attraverso le narici, il freddo pizzica un po', ma davanti a me si apre un cammino tranquillo.
E invece...
Il casco è segnato, non mi avvedo di un semaforo rosso. Solo quando noto un camion partire da sinistra e una macchina da destra capisco che c'è qualcosa che non va. Vedo il rosso, freno. Prima solo con quello posteriore, poi quando il rimorchio del camion comincia ad essere troppo vicino, anche con il freno anteriore. La moto sussulta e s'imbarca, scivola e la mia gamba destra incoccia l'asfalto. La moto rallenta, ma incoccia comunque la traiettoria del camion: fortunatamente sbatte su uno pneumatico e si ferma. Salvo. Dolorante,pesto, con un piede sotto la moto, ma integro. Estraggo il piede destro da li, e mi metto a bordo strada, mentre alcuni signori super gentili mi aiutano e levano la moto dal centro della carreggiata. Spavento, dolore, ma poco più che graffi e botte, tanto da riuscire a rimettermi in sella, e questa volta, ascoltare il segnale e tornare a casa.
Non senza aver chiamato Ivan. Rientro.
Poi i raggi diranno che non c'è nulla di rotto, che a parte qualche botta sono integro (grazie max per avermi messo la para delle apparecchiature per i raggi X...). Ma che spavento: mi sono visto dentro e sotto le ruote del camion (che peraltro non ha neppure rallentato...)
Beh, alla prossima da un integro nello spirito emigrante di fiducia!
c.
p.s.: anche la moto non si è fatta quasi nulla.
Molte volte fai finta di nulla, e ti va bene. Altre volte fai finta di nulla e ti va male.
Ma veniamo ai fatti.
Stamattina mi sveglio al solito prima del trillo della sveglia, saranno state le sei e mezza. Dopo una necessaria sosta in bagno (lette 6 pagine di un libro del cileno Jodorowski), controllo le mail, e mi preparo ad una lunga ed intensa giornata: in moto fino a Calamarca per preparare i prossimi corsi e la fiera ambientale, comprare il biglietto per il pullman fino a Cochabamba, alle tre riunione a El Alto per un progetto che stiamo sviluppando, alle cinque riunione a La Paz sui corsi fatti e da fare, nel mezzo scendere a Mallassa per comprare il regalo di matrimonio per Silvia (una friulana che si sposa sabato con un ragazzo di Cochabamba). Insomma, una giornata piena, pure troppo.
A colazione i presagi continuano: non c'è proprio verso di staccarsi dalla sedia e di montare in moto. Vabbe, mi decido e parto. Arrivo al primo bancomat per prelevare un po' di soldini,ma questo decide di non funzionare e non mi sputa fuori i bigliettoni boliviani. (Primo segnale che avrebbe dovuto farmi riconsiderare il programma).
Nel traffico mattutino di La Paz mi districo fino al secondo bancomat sul mio cammino: ovviamente in preda ad un'amnesia sbaglio tre volte di digitare il PIN. Il cajero automatico mi trattiene ovviamente il pezzo di plastica. Rimango con troppi pochi soldi per il biglietto. Invece di assecondare il secondo segnale chiaro di sfiga e ritornare a casa, testardo come una testuggine, proseguo: imbocco l'autopista e mi dirigo verso il nodo cruciale del traffico di La Paz, la ceja, il sopracciglio di El Alto, dove si concentrano a qualunque ora del giorno i veri padroni di questa città bicefala e bicorporea: i famigerati minibus del mio primo e lontano racconto. Passare in moto di li significa mettere a repentaglio ginocchia, caviglie e quant'altro, mentre i mezzi pubblici inventano traiettorie utili a guadagnare ben mezzo metro in un imbottigliamento cosmico.
La supero, soddisfatto: sono integro, fisicamente e mentalmente. Mentre imbocco la strada che esce da El Alto, sgombra di traffico, la mente come spesso succede inizia a cavalcare su percorsi sui. Ma ormai sono sicuro di aver passato il pezzo peggiore. E i presagi di sfiga sembrano lontani. L'aria pura e rarefatta dell'altipiano entra nei polmoni attraverso le narici, il freddo pizzica un po', ma davanti a me si apre un cammino tranquillo.
E invece...
Il casco è segnato, non mi avvedo di un semaforo rosso. Solo quando noto un camion partire da sinistra e una macchina da destra capisco che c'è qualcosa che non va. Vedo il rosso, freno. Prima solo con quello posteriore, poi quando il rimorchio del camion comincia ad essere troppo vicino, anche con il freno anteriore. La moto sussulta e s'imbarca, scivola e la mia gamba destra incoccia l'asfalto. La moto rallenta, ma incoccia comunque la traiettoria del camion: fortunatamente sbatte su uno pneumatico e si ferma. Salvo. Dolorante,pesto, con un piede sotto la moto, ma integro. Estraggo il piede destro da li, e mi metto a bordo strada, mentre alcuni signori super gentili mi aiutano e levano la moto dal centro della carreggiata. Spavento, dolore, ma poco più che graffi e botte, tanto da riuscire a rimettermi in sella, e questa volta, ascoltare il segnale e tornare a casa.
Non senza aver chiamato Ivan. Rientro.
Poi i raggi diranno che non c'è nulla di rotto, che a parte qualche botta sono integro (grazie max per avermi messo la para delle apparecchiature per i raggi X...). Ma che spavento: mi sono visto dentro e sotto le ruote del camion (che peraltro non ha neppure rallentato...)
Beh, alla prossima da un integro nello spirito emigrante di fiducia!
c.
p.s.: anche la moto non si è fatta quasi nulla.
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