LE NUVOLE
Vanno
vengono
ogni tanto si fermano
e quando si fermano
sono nere come il corvo
sembra che ti guardano con malocchio
Certe volte sono bianche
e corrono
e prendono la forma dell'airone
o della pecora
o di qualche altra bestia
ma questo lo vedono meglio i bambini
che giocano a corrergli dietro per tanti metri
Certe volte ti avvisano con un rumore
prima di arrivare
e la terra si trema
e gli animali si stanno zitti
certe volte ti avvisano con rumore
Vengono
vanno
ritornano
e magari si fermano tanti giorni
che non vedi piu' il sole e le stelle
e ti sembra di non conoscere piu'
il posto dove stai
Vanno
vengono
per una vera
mille sono finte e si mettono li'
tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia
Testo: F.De Andre'
4000 metri. La strada dritta ti fugge sotto il sedere rapida. Lo sguardo vorrebbe essere fisso sul nastro asfaltato che corre in mezzo ad una prateria finalmente verde grazie alla pioggia che ha portato la vita in questo deserto senz'alberi. Le due ruote ti portano comodamente, le macchine non riescono a superarti, i camion sono poco piu' di un'impressione nella retina. Mille occhi sulla strada per evitare. Fuori dalla citta' e' un'altra cosa, ti senti in grado di poter arrivare fino a Ushuaia in una direzione e fino ad Anchorage dall'altra. Capisci i racconti dei tuoi amici motociclisti, anche se le strade del Friuli ti sembrano una gabbia. Qui ci sei solo tu, tra terra e un cielo incredibilmente vicino, prossimo. Le nuvole le puoi quasi acchiappare, se allunghi il braccio ti sembra di entrare in quella panna montata. E lo sguardo non puo' concentrarsi solo sul nastro asfaltato. Non puo', non deve. E dietro la prima fila di 'colline', quelle basse che non arrivano a 4.500 metri per capirci, appare la Sierra Real, innevata. Con i sui tre sovrani a dominare l'universo e a sfidare il cielo. Mururata, Huayna Potosi', e poi, finalmente, lui, il piu' maestoso: l'Illimani.
La voglia di comprarsi una moto, dopo aver provato a guidare quelle del progetto, cresce. Diventa quasi una smania.
Portare le moto a La Paz per la revisione e' diventato un pretesto per sentirti vivo in un momento in cui il lavoro ti inchioda alla scrivania, al computer. Un pretesto che la carta elettronica fa fatica a capire e a trasmettere.
E la ricerca di nuovi progetti da sviluppare, da creare, da scrivere ti fornisce altri pretesti, e altre occasioni per uscire, inforcare una moto e ritrovarti solo con te stesso. Con il vento che ti accarezza, con il sole abbacinante, con le nuvole. Le vere protagoniste sono loro. Ti fanno sentire piccolo e grande allo stesso tempo. Piccolo, un puntino nell'altiplano, un puntino sotto al cielo. Ma anche cosi' grande da poterle prendere, cosi' grande da poter sfidare la loro velocita'.
La citta' arriva troppo presto, con il suo traffico che costringe a cercare di sopravvivere solo tra la prima e la seconda. Ma scopri un'altra strada, uno sterrato che scende per un precipizio regalandoti scorci dei signori della sierra. E ti ritrovi infangato, perche' rallentare proprio non si puo'. Poco prima, volare sul bordo del precipizio. Poi scendere.
Scendere, 400 metri in pochi minuti e trovarsi in un altromondo. Consegnare la moto al meccanico e salire su un taxi.
Fine.
Fino alla prossima puntata.