Ci sono alcune cose di questo lontano e strambo paese alle quali non riuscirò mai ad abituarmi.
In queste giornate di sole, quando la stagione delle piogge si sta arrendendo a quella secca e il sole inizia a fare capolino con maggior convinzione la temperatura si fa più gradevole. Non è più necessario coprirsi di innumerevoli strati di maglioni e giubbotti per non patire il freddo. Anzi, nelle ore più calde della giornata, nonostante i circa 4000 metri di quota, una maglietta a maniche corte è più che sufficiente. E talvolta ti toglieresti pure quella.
Ma non è questa una delle cose alle quali non riuscirò mai ad abituarmi.
Dicevo, in queste giornate in cui il sole splende con maggior intensità anche l'aria si fa più limpida. Certo, in città la cappa di smog è un elemento quasi imprescindibile, ma la luce abbagliante ti costringe a tenere addosso gli occhiali da sole quasi tutto il giorno. E l'aumento della luminosità è dato soprattutto da un'aria che si fa più fina in previsione del freddo che arriverà nei prossimi mesi.
Ma neppure questa è una delle cose alle quali non riuscirò mai ad abituarmi.
E l'aria fina sta finalmente cacciando l'umidità dai muri della mia (nostra) casetta-ufficio. Anche se tra un po' cambierò domicilio, quei muri azzurri e arancioni rimarranno sempre il mio primo luogo familiare in Bolivia. Quello dove, beh lasciamo perdere questo capitolo.
Perchè neppure questa è una delle cose alle quali non riuscirò mai ad abituarmi.
Anche se l'aria fina recita un ruolo importante in questo processo di non abitudine. Perchè l'aria fina è una caratteristica di queste quote, una caratteristica che rende possibile godere di una visibilità senza uguali nei luoghi in cui ho vissuto o che ho visitato. Niente a che vedere con il grigio di certe giornate estive in bisiacaria. Nulla a che vedere con la uggiosa Germania. Poco a che vedere con la luminosità dei mari greci o croati. E non solo perchè manca il mare, ma perchè quella luminosità potrebbe sembrare sbiadita al confronto. E lo stesso si potrebbe affermare del Portogallo o della Spagna. Simile alla luminosità della Finlandia, ma la vasta pianura del nord europa ha altre caratteristiche.
Piano piano mi sto avvicinando al punto cruciale. A quell'elemento a cui non mi abituerò mai, spero.
Ieri l'ho notato per l'ennesima volta, anche se spesso le nuvole degli ultimi mesi me l'avevano fatto dimenticare. Una prima volta ieri mattina, presto, poco dopo l'alba, uscendo da La Paz su un trufi. È proseguito girando per El Alto assieme agli ingegneri del progetto. Tuttavia non riusciva ad emergere alla superficie. Forse per la stanchezza, forse per il sonno, o forse perchè – come mi ricorda spesso qualcuno che ha scelto un altro percorso di vita – non mi prendo abbastanza cura di me stesso.
E la cosa alla quale non mi abituerò mai è emersa prepotentemente tornando indietro da Calamarca ieri pomeriggio verso le tre e mezza. Stavo guidando la macchina del progetto, portandola verso l'officina per un cambio gomme dettato dalla rottura di un cerchione. Al mio fianco Nestor, l'educatore assunto da poco che mi affianca nel lavoro.
Alla prima curva fuori dal villaggio, quando la strada scollina, eccoli, emergere alla vista e affiorare nella mia consapevolezza. I tre signori di questo tratto boliviano delle Ande: Huayna Potosì, Mururata e Illimani sono apparsi davanti a me nella loro regale dimensione. E il cielo limpido ha moltiplicato la loro imponenza. Non avevo mai notato come da quella curva li si potessero vedere tutti, con il bianco delle loro pareti a contrastare con il verde, che lentamente sta volgendo al giallo, dell'altipiano. Quasi a congiungerlo con il blu del cielo. E improvvisamente la testa esce dal lavoro, dalle difficoltà quotidiane, dalle cose che ti rimangono ancora in sospeso da fare prima di poter spegnere il computer, la luce e finalmente staccare la testa dai problemi e dalle soddisfazioni che il lavoro inevitabilmente ti consegna. La testa vaga, sale sulle cime, sogna camminate a seimila metri di quota, quando in Italia non sei mai andato oltre i tremila metri della Marmolada.
E la sera in città, dopo esser stato ad una conferenza di UNDP nella quale il vice presidente boliviano Garcia Linera ha citato talmente tante volte Marx, Weber e persino Gramsci che quasi ti convinci di essere capitato in Unione Sovietica prima del ribaltone del 1989. Dicevo la sera in città, giri un angolo e finisci in Calle Camacho, dove invece i lavori stradali sembrano non finire mai, e nel cielo scuro della notte senza stelle di questa città ti trovi davanti nuovamente il re: Inti Illimani. E nonostante la stanchezza la testa vola nuovamente, viaggia, sogna.
Ecco, a questo non mi abituerò mai, spero.