MAGGI, el sabor de la comida boliviana
NESTLÈ NIDO...es crecer (Latte in polvere)
Toma lo meyor. COCA COLA.
ENTEL (che altro non è che la nostra Telecom, anzi della nostra Telecom,
come si evidenzia pure nei colori).
PIRELLI
e molti altri
Scritte e marchi dipinti a mano sulle pareti delle case, dei palazzi,
delle baracche. Ovunque. Qui le multinazionali sono dappertutto,
appaiono con una visibilità differente rispetto all'Italia, all'Europa.
Lo avevo notato già in Serbia: Nestlè è buona, è il progresso. Pepsodent
è meglio. Quindi, diversamente da quanto succede in Italia, i marchi
devono apparire. Devono.
Ma la resistenza c'è, esiste.
“Hecho in Bolivia – Consuma lo nuestro – Emplea lo nuestro.” Oppure
“100% Boliviano.”
Due marchi applicati ai prodotti boliviani. E anche a qualche prodotto
di multinazionali, come ho scoperto ieri sera. Ma comunque fabbricati
qui, e nella mia bocca di storico si forma il sapore di una sana
autarchia d'altri tempi. Marchi per indicare la ricerca di una
indipendenza dal colonialismo economico delle multinazionali, sostituto
del colonialismo politico degli stati Nazione. Che fu politico perchè
economico.
In Bolivia la forza delle transnazionali, come si chiamano qui, si
mastica più della polvere, lega più del fango, opprime mas dello smog di
La Paz. Nonostante la resistenza istituzionale dei marchi.
Che non è l'unica, anzi. I mercati sono la forma più diffusa: c'è ne
sono ovunque, quasi ad ogni angolo. Li dentro, ma anche nelle bancarelle
allineate sui marciapiedi, le 'cholitas' (le donne indie) avvolte nelle
gonne colorate e con posta sul capo la bombetta vendono ogni tipo di
prodotto. Chi conosce la Trieste di qualche anno fa può immaginarsi una
sequenza lunga vari chilometri di “venderigole”, che ora sono
sopravvissute solamente, ma a un livello quasi folkloristico, in piazza
Ponterosso. La dinamica è la stessa. Scendono dai dintorni della città –
curiosamente sia Trieste che La Paz sono attorniate da un altopiano dove
si parla un'altra lingua, li lo sloveno, qui l'Aymara –, estesi un
numero imprecisato di chilometri quadrati, cariche di mercanzie disposte
nei sacchi e negli aguaios variopinti. Riempiono i mini e i micro, le
flotas e le scarpe, con la loro umanità straripante. Le gonne occupano
un sedile e mezzo, i sacchi uno spazio indefinito. Occupano tutti i
corridoi dei micro, dove se mantieni la posizione eretta ti incastri:
per passare bisogna inventarsi appoggi, badando che il tuo piede numero
quarantacinque non oltrepassi gli spazi lasciati per i piedi dei
boliviani, proporzionati alla loro statura.
Quanto fascino nel colore di quassù. E ogni giorno ti interroghi sul
senso del nostro lavoro. Se effettivamente contribuisci ad un nuovo
modello di sviluppo. Oppure se, come in Serbia, si brama il centro
commerciale, e quindi si finirà con il portare il centro commerciale Se
il nostro lavoro porterà alla scomparsa delle cholitas, come sono
scomparse le venderigole.
Chi siamo, cosa facciamo, dove andiamo? Interrogativi comuni a tutti,
presenti nella vita di ogni giorno. Si può cambiare l'inerzia con cui
gira il mondo? Si può resistere al colonialismo economico? Alla
globalizzazione? All'omologazione? Oppure no?
L'artigianato qui è ovunque, disseminato in mille botteghe raccolte per
argomento. La via delle scarpe, dei sarti, dei ricambi meccanici
autoprodotti, della carpenteria. Todo. Eppure Bata e la sua sottomarca
Manako prosperano, nonostante spaccino scarpe di cartone e plastica,
notevolmente inferiori alle calzature di cuoi prodotte dagli artigiani.
E non hanno neppure il vantaggio di essere più economiche.
E la resistenza di cui sopra? !Che! (mi raccomando, leggetelo c'è).
Burger King resiste sul Prado, la strada dello struscio paceno (pasegno,
di La Paz). In tutto l'agglomerato urbano formato da La Paz e da El Alto
c'è una sola M gialla. Sotto non si legge Mc Donald's, bensì McMoni's
(un'assonanza veneto-triestina. Casuale?).
Passandoci davanti capisci: la resistenza c'è. La speranza c'è. E il
nostro lavoro si arricchisce di un nuovo significato, quello che
t'immaginavi prima di partire, quello dei tuoi sogni quand'eri
ragazzino.
E il sorriso ti attraversa nuovamente il volto.