martedì, ottobre 03, 2006

ho visto il mare

Ho visto il mare. Nuvole nere sullo sfondo, a coprire l'Illimani e lo
Huayna Potosi'. Dopo uno scollinamento, dal sedile del micro che occupo,
mi appare un luccichio mai notato prima (anche perche' e' la prima volta
che percorro quella strada seduto...): in un attimo nel mio cervello si
forma l'immagine del mare, e quasi mi sembra di notare delle vele che lo
solcano. E senza poterlo impedire mi ritrovo catapultato a guardare il
tramando dal molo Audace o su qualche spiaggetta istriana o dalmata.
potenza della mente.
Si tratta, invece, dei tetti di lamiera che coprono le case di El Alto,
la più estesa città Aymara del mondo. Appoggiata sul bordo del canyon
che ospita a sua volta la città di La Paz, è un non luogo sospeso tra
due realta': quella urbana della capitale boliviana e quella desolata e
desertica dell'Altiplano. Un non luogo fatto di traffici, che riassume i
disastri dell'urbanizzazione, calamita per centinaia di migliaia di
persone attratte dal luccichio del progresso.
Costruita sui tetti delle case che stanno di sotto, e' un incrocio posto
a 4200 metri di quota. forse di più o forse di meno.

Il giorno del miraggio era mercoledi 27 settembre, e nonostante sia
trascorsa quasi una settimana di mille cose non mi sono ancora levato
dalla testa quell'immagine. chissà che raccontarla ai miei amici non sia
catartico.
Quel giorno è particolare per due motivi: intanto la notte c'e' stata la
prima pioggia, a segnalare che la stagione secca se ne sta andando,
anche se manca in realta' un mese e mezzo alla stagione delle piogge
vera e propria. E l'acqua caduta dal cielo vicino ha lavato le lamiere,
lasciando al sole il compito di creare in me, emigrante dal mare,
l'effetto di un oceano a 4000 metri di quota.
Il secondo motivo è rappresentato dal fatto di essere andato per la
prima volta da solo a Calamarca, a partecipare ad un taller fantasma, ad
incontrare persone immancabilmente impegnate in altre riunioni, e a
vedere per la prima volta il posto muovendomi a piedi. Scoprendo che la
polvere non è l'unico elemento di Calamarca. Il fango. Una notte di
pioggia e la polvere si deposita a terra, non ti impasta più la bocca,
ma ti incolla i piedi sul terreno. Non prendetelo come il lamento che
non e', sto solo cercando di descrivervi i colori che vedo. per le foto
dovrete pazientare ancora un po', anche se credo di portare domani a
sviluppare il primo rullino impressionato.
Di cose da raccontarvi ne ho tante, sto prendendo appunti, e lentamente
ve le sorbirete tutte, se avrete la pazienza di leggermi, e se riuscirò
ad accattivarmi la vostra attenzione.
In realtà voglio dirvi che il mare l'ho visto veramente. Non in Cile,
non in Uruguay, ne' in Brasile o in Argentina. Se dite Perù vi
avvicinate alla realta'.
3800 e ciapilo metri di quota. Onde. Sole. Spiaggia di Copacabana, che
la Lonely Planet accomuna in un empito di entusiasmo a quella di Rio. Il
Lago Titicaca assomiglia veramente al mare, anche se la temperatura si
avvicina a quei laghetti alpini che solo a guardarli mettono i brividi.
Non ho resistito alla tentazione (e alle pressioni della mia compagna di
escursione): via i vestiti e un tuffo. Il cuore esplode per il freddo,
alla seconda bracciata i polmoni si rifiutano di funzionare. Pero' lo
rifarei immediatamente, se non altro per poter piantare un'altra
bandierina nel mio personale mappamondo dei mari (e laghi) in cui ho
nuotato. Ma anche perche' la temperatura esterna, la spiaggia di sassi,
la camminata per raggiungerla non lasciavano alternative.
Poi il giorno dopo la camminata: ah la legge di murphy. Se potete
scegliere due strade, quella scelta si rivelera' sempre quella
sbagliata.
Sbagliata per arrivare alla meta dell'escursione. Ma giusta per ammirare
panorami mozzafiato (spero che le foto mie e di Anna - non la moglie di
Ivan - rendano l'idea), per inerpicarsi su sentieri da capre e per
scalare 15 metri di roccia per uscire da un cul de sac. Adrenalina allo
stato puro, e superare i propri schemi mentali, capire che persona è la
quasi sconosciuta con cui stai dividendo l'escursione, e ricordarti di
quei tentativi fatti con Cocolo per arrivare in vetta al Mangart, tutti
falliti per le troppe paranoie. E per la sfiga, ovviamente.

Volete sapere altro? Si? curiosi? allora chiedete, chiedete...